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ommaso
da Celano (Aquila) nacque nel 1190 da nobile e ricca fa-miglia.
Ebbe la migliore educazione possibile per quei tempi: pe-dagoghi
privati, scuola degli agostiniani di Celano, scuola benedet-tina
a Montecassino, scuola pontificia di Roma. Si applicò
con im-pegno allo studio degli scrittori latini. Ne risultò
una cultura di al-tissimo livello. Per la sua elasticità
lo si può annoverare fra i fondatori dell'umanesimo.
Il suo stile è scorrevole, elegante, so-vente, aulico
e solenne. Si deve considerare provvidenziale che Tommaso, scrittore
colto, attento osservatore, teologo, conoscito-re delle Sacre
Scritture, sia stato il primo biografo di San France-sco.
Dopo essere stato consacrato sacerdote, fu accolto nell'Ordi-ne
dei Minori da San Francesco stesso, presso la Porziuncola, probabilmente
nel 1215. Nel capitolo generale del 1221 si offrì volontario
per la prima missione apostolica in Terra Tedesca, dove, nel
1223, fu superiore della custodia del Reno. Della sua permanenza
in Germania non si hanno notizie precise.
Ritornò ad Assisi nel 1226 e fu presente, il 3 ottobre,
alla morte del Santo e ne toccò le sacre stimmate. Sarà
nuovamente presente nella città del Subasio negli anni
1228, 1230 e probabilmente anche tra il 1244 e il 1250.
Intorno alla vita e ai miracoli di San Francesco, Tommaso da
Celano scrisse quattro opere di mole e valore assai di-versi.
La "Vita
o Legenda prima" risale al 1228-29, e fu stesa per
incarico di Gregorio IX, l'antico cardinale Ugolino, dopo la
canonizzazione di Francesco (16 luglio 1228): con notevole rapidità,
se già nel febbraio del 1229 otteneva l'approvazione
del Papa, come risulta da un prezio-so codice parigino. Da questa
"Vita Prima" deriva, opera quasi certa-mente dello
stesso Tommaso, una "Leggenda per il coro" (Legenda
chori), la quale, per il finale accenno che vi si legge alla
traslazione del corpo del Santo nella basilica di Assisi (25
maggio 1230), va posta nella seconda metà del 1230. Molti
anni dopo (1246-47) Tommaso da Celano, per incarico del ministro
generale dell'Ordine frate Crescenzio da Jesi - il quale nel
1244 aveva ordinato a tutti i frati d'inviargli le notizie,
comunque raccolte, che fossero a loro conoscenza sulla vita
del Santo fondatore -, redasse quella che è certamente
la sua opera più importante: la "Vita" o "Legenda
secunda". Finalmente, verso il 1250-52, per incarico
del nuovo ministro generale Giovanni da Parma, Tommaso completò
la sua biografia su Francesco con un "Trattato
dei miracoli" (Tractatus de miraculis), nel quale,
dopo una premessa sull'origine dell'Ordine, tratta specificatamente
dei miracoli ottenuti per intercessione del Santo dopo la sua
morte.
Le Fonti di Tommaso - che visse assai poco a contatto con San
Francesco, avendo sin dal 1221 seguito in Germania frate Cesario
da Spira - furono, per la "Vita Prima", oltre ai ricordi
personali, notizie raccolte, come egli sottolinea, da "molti
testimoni degni di fede"; ma di un materiale molto più
vasto e più prezioso egli poté giovarsi per la
"Vita Seconda", nella quale sono sostanzialmente confluite,
per ammissione stessa del-l'autore, le testimonianze di quella
corrente che, dal suo principale rappresentante frate Leone,
compagno e confessore del Santo sino alla sua morte, potremmo
chiamare leoniana: corrente che ci ha lasciato come testi fondamentali
(qualunque sia la genesi dello stato in cui ci sono attualmente
pervenuti) capolavori come lo "Specchio di perfezione"
e la "Leggenda dei tre Compagni": di qui il grande
valore della "Vita Seconda" rispetto alla "Vita
Prima".
Per un giudizio oggettivo su Tommaso da Celano occorre tener
presente l'osservazione fondamentale che egli si propose di
scrivere come agiografo, non come storico: desideroso di dare
alla pietà dei fe-deli una vita del nuovo Santo, che
potesse stare alla pari di quelle dei santi più famosi
e più noti (per esempio quelle di San Martino, di San
Be-nedetto, di San Bernardo) e quindi più preoccupato
dell'aspetto tauma-turgico della santità, che non di
esattezze da cronista. Tuttavia il fon-damento storico delle
due "Vite" è, fatta eccezione per taluni particolari
soverchiamente coloriti dalla retorica (per esempio la pagina
fosca che è nella "Vita Prima" sulla giovinezza
di San Francesco), pienamente de-gno di fede. Perciò
ben si capisce come più tardi San Bonaventura si sia
quasi completamente basato sugli scritti di Tommaso da Celano
per quella sua "Leggenda di San Francesco" che doveva,
anche per disposizio-ne esplicita dell'Ordine (nel 1266), sostituire
tutte le "Vite" precedenti.
Quanto a lingua e stile, Tommaso si dimostra letterato valente,
esperto conoscitore della retorica e di tutte le sue arti.
Oltre ad una "Legenda" su Santa Chiara d'Assisi, sono
attribuite a Tommaso da Celano, due sequenze in onore di San
Francesco: "Sanctitatis nova signa" e "Fregit
victor virtualis".
Tra le sue opere, si deve inoltre ricordare il "Dies irae",
che gli venne attribuito fin dal secolo XIV, e che ispirò
le grandi composizioni musicali di Palestrina, Mozart e Verdi.
Morì a Tagliacozzo (Abruzzo) intorno al 1260; i resti
del suo corpo sono racchiusi in un'urna nel convento di San
Francesco di Tagliacozzo.
Paolo Rossi
paolo.r@sanfrancescoassisi.org
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