Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

PERSONAGGI ILLUSTRI
Santa Chiara
I tre compagni di San Francesco: Leone, Rufino ed Angelo
Tommaso da Celano
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Dante Alighieri
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Sisto IV
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Tommaso da Celano

Tommaso da Celano

Tommaso da Celano (Aquila) nacque nel 1190 da nobile e ricca fa-miglia. Ebbe la migliore educazione possibile per quei tempi: pe-dagoghi privati, scuola degli agostiniani di Celano, scuola benedet-tina a Montecassino, scuola pontificia di Roma. Si applicò con im-pegno allo studio degli scrittori latini. Ne risultò una cultura di al-tissimo livello. Per la sua elasticità lo si può annoverare fra i fondatori dell'umanesimo. Il suo stile è scorrevole, elegante, so-vente, aulico e solenne. Si deve considerare provvidenziale che Tommaso, scrittore colto, attento osservatore, teologo, conoscito-re delle Sacre Scritture, sia stato il primo biografo di San France-sco.
Dopo essere stato consacrato sacerdote, fu accolto nell'Ordi-ne dei Minori da San Francesco stesso, presso la Porziuncola, probabilmente nel 1215. Nel capitolo generale del 1221 si offrì volontario per la prima missione apostolica in Terra Tedesca, dove, nel 1223, fu superiore della custodia del Reno. Della sua permanenza in Germania non si hanno notizie precise.
Ritornò ad Assisi nel 1226 e fu presente, il 3 ottobre, alla morte del Santo e ne toccò le sacre stimmate. Sarà nuovamente presente nella città del Subasio negli anni 1228, 1230 e probabilmente anche tra il 1244 e il 1250.
Intorno alla vita e ai miracoli di San Francesco, Tommaso da Celano scrisse quattro opere di mole e valore assai di-versi. La "Vita o Legenda prima" risale al 1228-29, e fu stesa per incarico di Gregorio IX, l'antico cardinale Ugolino, dopo la canonizzazione di Francesco (16 luglio 1228): con notevole rapidità, se già nel febbraio del 1229 otteneva l'approvazione del Papa, come risulta da un prezio-so codice parigino. Da questa "Vita Prima" deriva, opera quasi certa-mente dello stesso Tommaso, una "Leggenda per il coro" (Legenda chori), la quale, per il finale accenno che vi si legge alla traslazione del corpo del Santo nella basilica di Assisi (25 maggio 1230), va posta nella seconda metà del 1230. Molti anni dopo (1246-47) Tommaso da Celano, per incarico del ministro generale dell'Ordine frate Crescenzio da Jesi - il quale nel 1244 aveva ordinato a tutti i frati d'inviargli le notizie, comunque raccolte, che fossero a loro conoscenza sulla vita del Santo fondatore -, redasse quella che è certamente la sua opera più importante: la "Vita" o "Legenda secunda". Finalmente, verso il 1250-52, per incarico del nuovo ministro generale Giovanni da Parma, Tommaso completò la sua biografia su Francesco con un "Trattato dei miracoli" (Tractatus de miraculis), nel quale, dopo una premessa sull'origine dell'Ordine, tratta specificatamente dei miracoli ottenuti per intercessione del Santo dopo la sua morte.
Le Fonti di Tommaso - che visse assai poco a contatto con San Francesco, avendo sin dal 1221 seguito in Germania frate Cesario da Spira - furono, per la "Vita Prima", oltre ai ricordi personali, notizie raccolte, come egli sottolinea, da "molti testimoni degni di fede"; ma di un materiale molto più vasto e più prezioso egli poté giovarsi per la "Vita Seconda", nella quale sono sostanzialmente confluite, per ammissione stessa del-l'autore, le testimonianze di quella corrente che, dal suo principale rappresentante frate Leone, compagno e confessore del Santo sino alla sua morte, potremmo chiamare leoniana: corrente che ci ha lasciato come testi fondamentali (qualunque sia la genesi dello stato in cui ci sono attualmente pervenuti) capolavori come lo "Specchio di perfezione" e la "Leggenda dei tre Compagni": di qui il grande valore della "Vita Seconda" rispetto alla "Vita Prima".
Per un giudizio oggettivo su Tommaso da Celano occorre tener presente l'osservazione fondamentale che egli si propose di scrivere come agiografo, non come storico: desideroso di dare alla pietà dei fe-deli una vita del nuovo Santo, che potesse stare alla pari di quelle dei santi più famosi e più noti (per esempio quelle di San Martino, di San Be-nedetto, di San Bernardo) e quindi più preoccupato dell'aspetto tauma-turgico della santità, che non di esattezze da cronista. Tuttavia il fon-damento storico delle due "Vite" è, fatta eccezione per taluni particolari soverchiamente coloriti dalla retorica (per esempio la pagina fosca che è nella "Vita Prima" sulla giovinezza di San Francesco), pienamente de-gno di fede. Perciò ben si capisce come più tardi San Bonaventura si sia quasi completamente basato sugli scritti di Tommaso da Celano per quella sua "Leggenda di San Francesco" che doveva, anche per disposizio-ne esplicita dell'Ordine (nel 1266), sostituire tutte le "Vite" precedenti.
Quanto a lingua e stile, Tommaso si dimostra letterato valente, esperto conoscitore della retorica e di tutte le sue arti.
Oltre ad una "Legenda" su Santa Chiara d'Assisi, sono attribuite a Tommaso da Celano, due sequenze in onore di San Francesco: "Sanctitatis nova signa" e "Fregit victor virtualis".
Tra le sue opere, si deve inoltre ricordare il "Dies irae", che gli venne attribuito fin dal secolo XIV, e che ispirò le grandi composizioni musicali di Palestrina, Mozart e Verdi.
Morì a Tagliacozzo (Abruzzo) intorno al 1260; i resti del suo corpo sono racchiusi in un'urna nel convento di San Francesco di Tagliacozzo.

Paolo Rossi
paolo.r@sanfrancescoassisi.org



 
 



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